Wine Beauty: la bellezza arriva dal vino

 

L’ultima tendenza in fatto di bellezza e prodotti cosmetici si chiama Wine Beauty, diffusa in Italia grazie a Coldiretti e ai mercati di Campagna Amica. Questa nuova tendenza che ha fatto il suo debutto durante il Vinitaly di Vicenza del 2015, ha come scopo quello di utilizzare le proprietà e i benefici del vino e non solo nella produzione di cosmetici e prodotti per la pelle.

È consolidato il fatto che un bicchiere di vino al giorno, bevuto durante i pasti, fa bene all’organismo e allo spirito, ma ora le sue proprietà benefiche vengono sfruttate anche dalle principali case cosmetiche per la produzione di creme, sieri e lozioni tutte rigorosamente a base di vino rosso, noto per le sue proprietà antiossidanti, ma anche di spumante, tranci di vite ed estratti di foglie.

C’è anche molta attenzione, da parte delle case produttrici di cosmetici per la salvaguardia e il rispetto dell’ambiente, la maggior parte di esse infatti, utilizzano soprattutto gli scarti della vite che di norma vengono buttati, per la realizzazione dei loro prodotti, dando in questo modo un aiuto all’eco-sostenibilità, fornendo un esempio da seguire.

Il blog makeup Donna e Dintorni da sempre interessato alle ultime tendenze del mondo beauty, ha stilato i prodotti cosmetici a base di vino più utilizzati e apprezzati dalle donne, vediamo quali sono.

L’importante casa produttrice di cosmetici francese Caudalìe, negli ultimi anni ha lanciato la linea Vinoperfect composta da creme viso, siero e creme colorate tutte con un fattore di protezione dai dannosi raggi UV. Questi prodotti eliminano le odiose macchie cutanee e uniformano l’incarnato, rendendolo più luminoso e più bello. L’ingrediente principale utilizzato per realizzare questi nuovi prodotti è la viniferina, ottenuta dai tralci di vite, utilizzata da centinaia di anni dagli agricoltori francesi come rimedio per eliminare le macchie della pelle rendendola luminosa e uniforme.

Bacco di…Vino è invece la linea di prodotti bio di Alchimia Natura, i prodotti appartenenti a questa linea sono realizzati da estratti di vite e uva nera tipica dell’Appennino Modenese e contengono come ingrediente principale, il Resverartolo un anti ossidante che insieme all’azione delle vitamine A, C, ed E aumenta la produzione di collagene e diminuisce le infiammazioni della pelle, questi innovativi cosmetici a base di vino possiedono un effetto protettivo dei vasi della pelle. Oltre al vino la famosa casa cosmetica utilizza anche altri frutti noti per le loro proprietà anti ossidanti come il ribes, il melograno e il mirtillo.

 

I migliori cocktail bar di Roma

È sempre più frequente l’abitudine di prendere un aperitivo prima di cena, dopo il lavoro o anche come luogo informale per una colazione di lavoro e agevolare gli affari. Questa tendenza prende piede proprio in quei centri urbani in cui arrivano per prime le mode dall’estero e dove il business si intreccia con la mondanità; è così che a Milano, Venezia, Torino, Roma le città si popolano di locali sempre nuovi e innovativi sia per design che per proposte di prodotti. Roma che è da sempre nota per i “vini dei castelli”, il buon cibo e il buon bere non poteva non raccogliere la moda dei cocktail bar. Sono numerosi i locali Roma che offrono un’ampia offerta di drink abbinati spesso anche a qualcosa da mettere sotto i denti. Alcuni di questi sono degni di nota per la preparazione di cocktail a regola d’arte per la loro creatività, la qualità degli ingredienti, la bellezza e i colori dei cocktail nonché la comodità e l’accoglienza dell’ambiente che ospita i clienti.

Quali sono i migliori cocktail bar di Roma?

Si riporta una selezione tra i migliori cocktail bar di Roma in ordine alfabetico:

  • Banana Republic: chi non ha visto il film “cocktail” con Tom Cruise? Il Banana Republic è un american bar proprio ispirato al film, con abili barman che oltre alle acrobazie producono dei cocktail di qualità in un locale storico che si sviluppa su due piani. Prezzo medio: 12 €. Indirizzo: Via Giovanni Bettolo, 3.
  • Barnum Café: i migliori cocktail di Roma si servono qui, nel cuore della movida romana a Campo de’ Fiori. Il bar tender Patrick Pistolesi ha vinto nel 2013 il Nikka perfect Serve, una competizione riservata al settore. Il locale è piccolo, ma l’atmosfera è calda e amichevole. Prezzo medio: 15 €. Indirizzo: Via del Pellegrino, 87.
  • Bar del Fico: alle spalle di Piazza Navona, sorge lo storico Bar del Fico che in una location all’apparenza trasandata e vintage nasconde un’attenzione al dettaglio ed è l’unico a proporre cocktail sperimentali dal gusto eccellente. Prezzo medio: 10 €. Indirizzo: Piazza del Fico, 26/28.
  • Caffè Propaganda: si trova nei pressi del Colosseo e ha l’aria di un bistrot francese, ma offre cocktail originali, con ricette originali e rivisitate, ingredienti a Km 0 perché “fatti a mano”. Il prezzo medio per un cocktail è di 9 €. Indirizzo: Via Claudia, 15.
  • Club Derriere: dietro un finto armadio del ristorante Osteria le Coppelle si accede a questo club davvero intimo e accogliente, una sorta di speakeasy gestito da Patrick Pistolesi, proprietario del Barnum, in un ambiente con luci soffuse e musiche jazz e swing in sottofondo. Arredato in stile “proibizionismo” con poltrone e bauli, si possono sorseggiare cocktail dai nomi altrettanto esotici come le ricette: L’Autumn Soue, l’Incidente Diplomatico, il Floral&Vanity. Prezzo medio: 10-12 €. Indirizzo: Vicolo delle Coppelle, 59.
  • Colors Club: ex- Stairs è un locale nel cuore di Trastevere, l’anima di Roma e come suggerisce l’insegna è un cocktail bar molto colorato dove si respira un’aria amichevole in un ambente informale e divertente. I barman e le bar lady sono “diplomati” alla Mixology Academy, dei veri maestri nella creazione di una quantità infinita di cocktail. Prezzo medio a cocktail: 8 €. Indirizzo: Via della Scala, 43.
  • Co.So: il padrone di casa è Massimo D’Addezio, un’autorità nel campo dei cocktail che ha allestito questo locale nel cuore del Pigneto, uno dei quartieri più vivaci e popolari di Roma, in un ambiente familiare e cordiale. Il cocktail di punta è il Carbonara Sour (una rivisitazione del vodka sour aromatizzato al pepe nero, con guanciale e uova montate), ma anche il Fantasma del conte Camillo Negroni è una chicca da provare. Prezzo medio: 10 €. Indirizzo: Via Braccio da Montone, 80.
  • Duke’s: nel quartiere raffinato e altolocato di Parioli, si trova questo cocktail bar dal design ricercato in cui si offrono drink a base di frutta fresca di stagione e proposte “light” con la metà dell’alcol previsto e l’aggiunta di aloe vera da agricoltura biologica come dolcificante. Prezzo medio: 10 €. Indirizzo: Viale Parioli, 200 .
  • Fluid: da dieci anni, questo locale che si trova nel cosiddetto “Triangolo delle bevute” della movida romana tra Campo de’ Fiori, Piazza Navona e Piazza Pace propone i migliori cocktail di Roma in un ambiente stile american bar con drink preparati secondo la tradizione. Prezzi medi: 8-9 €. Indirizzo: Via del Governo Vecchio, 46.
  • Freni e Frizioni: locale storico degli amanti dei cocktail a Roma a pochi passi da Piazza Trilussa, da provare almeno una volta per la selezione di cocktail e la ricercatezza di sapori. Prezzo medio: 15 €. Indirizzo: Via del Politeama, 4/6.
  • Il sorpasso: tra i più economici dei cocktail bar di qualità, c’è il Sorpasso in zona Prati che offre cocktail rigorosamente classici serviti in bicchieri vintage. Prezzo medio: 6-8 €. Indirizzo: Via Properzio, 31/33 .

 

Alla scoperta dell’eccellenza vitivinicola italiana che affonda nella storia. il Prosecco

Prosecco-PVC

Il prosecco, uno dei gioielli vanto della tradizione enologica italiana, è considerato oggi un vino bianco che negli anni ha raggiunto e superato il suo rivale d’oltralpe, lo Champagne, diventando dunque il vino italiano maggiormente amato ed esportato. Molte sono le richieste di questo pregiato e sofisticato vino, provenienti da tutto mondo: dal Regno Unito alla Svizzera, dalla Germania al Canada. Si prospetta, per rispondere alle ingenti domande, di estendere i vitigni di circa 3.000 ettari destinati alla sua produzione.

Il prosecco. Scopriamo dunque un pò di questo vino che non conosce frontiere.
La sua zona di origine è la splendida zona collinare che abbraccia il capoluogo friulano, Trieste, e che oggi viene riconosciuta unanimemente come la zona del prosecco.
La sua storia ha inizio circa nel XVI, quando si spacciò l’antico vino locale “ribolla” come l’erdere del “pucino”, leggendario vino che allietava le serate dei romani, tanto celebrato nella “Naturalis Historia” da Plinio e amato da niente meno che la moglie dell’imperatore Augusto, Livia.
Ma col tempo, aumentarono le richieste di un vino ben commercializzato da una città dalla grande tradizione marittima come Trieste.
Nacque quindi l’esigenza di distinguerlo dai prodotti meno pregiati e, ispirandosi alla zona di produzione (Torre di Prosecco, nell’omonima località), prese il nome attuale con il quale è apprezzato in tutto il mondo.

Oggi il prosecco è uno squisito vino frizzante bianco la cui produzione si è allargata dal Friuli Venezia Giulia (nelle province di Gorizia, Trieste e Pordenone) alla maggior parte del Veneto (escluse le province di Verona e Rovigo) garantito con il marchio DOC.
Quello prodotto a Conegliano (sede della più antica scuola di Enologia d’Italia e dal cui castello il panorama sui colli ammantati di viti è spettacolare), a Valdobbiadene , nella zona dei Colli Asolani e di Montello, vantano anche il marchio DOCG.

Il Prosecco alle origini era un semplice bianco frizzante. Solamente in seguito fu seguito il metodo Charmat, ossia la spumantizzazione, che lo ha fatto apprezzare sulle tavole di tutto il mondo. In realtà i puristi preferiscono chiamare questo vino “Glera”, dal nome delle uve da cui deriva: grappoli rigogliosi, grandi e lunghi.
Un prosecco deve contenere almeno l’85% di questa uva e non più del 15% può essere costituito da uve quali Chardonnay, Bianchetto, Pinot nero, bianco e grigio, e Perera.
E’ bene ricordare che solo il vino prodotto da uva gherla, nelle zone vitivinicole di cui sopra, possono essere denominati prosecco.

Un vino dal brillante colore dell’oro, che inebria con la sua fresca fragranza floreale e con il suo gusto frizzante, fortemente aromatico e con una decisa acidità garantita dal metodo Charmat. E’ un vino con poche proteine, grassi e pochi zuccheri: infatti il suo apporto energetico deriva essenzialmente dalla gradazione alcolica, peraltro mai troppo alta, aggirandosi questa sui circa 10,5°- 12°.
Esistono tre varietà di prosecco: lo spumante, con un “perlage” costante e fine, perfetto per accompagnare i dolci e gli aperitivi; il frizzante, più delicato che si abbina al pesce; il prosecco “tranquillo”.
Il metodo migliore per godere al meglio di questo vino è a temperatura piuttosto fresca, tra i 6° e i 10°.

 

Tutto quello che c’è da sapere sui vini nei matrimonio

State per sposarvi e non sapete quale bevanda servire al vostro banchetto nuziale? Indubbiamente la scelta deve ricadere su quello che è uno dei prodotti tipici italiani, più apprezzati al mondo: il vino. Bicchieri o flut riempiti della sostanza che molti chiamano il “nettare degli dei” saranno da contorno a tutte le foto che il fotografo matrimonio scatterà, e i vostri invitati non potranno che essere felici di aver partecipato al grande giorno e assaggiato un buon bicchiere di vino. 
Il vino è, infatti, una delle produzioni italiane tipico o quasi ogni regione ha la sua produzione tipica e dunque il rischio di perdersi in un mare di etichette è molto alto. Tuttavia non bisogna avere paura: scegliere il vino per il proprio matrimonio può essere anche molto semplice. 
Vediamo si seguito qualche “trucchetto”.

Come non sbagliare vino per il matrimonio
Ci sono alcuni elementi che proprio non si possono trascurare durante la scelta di un buon vino da servire ai propri ospiti. Due di questi sono la stagione nella quale celebrerete il fatidico “sì” e il relativo clima che ci sarà durante quella giornata. 
Se si opta di festeggiare la data delle proprie nozze in un mese caldo, dunque in estate o tarda primavera che è sono anche due dei periodi più scelti per sposarsi, sarà sufficiente orientarsi verso vini freschi, frizzanti e leggeri in modo da non appesantire troppo gli ospiti già accaldati dall'atmosfera esterna. 
L'inverno, e le giornate fredde in genere, sono invece adatte per poter servire vini più corposi e robusti, che si sposano con i tipici piatti che si servono in questa stagione. 
In ogni caso è sempre bene consultare il servizio di catering o il ristorante che realizzerà le portate e chiedere qualche consiglio sulla bottiglia e l'annata più adatta per ogni pietanza.

Quanto e quando vino servire? 
Un altro problema potrebbe essere quello del numero di bottiglie da preparare per il banchetto: questo è essenziale per non far rimanere qualche ospite con la “bocca asciutta”, ma anche per evitare di servire troppo vino che poi non verrà, magari, consumato. 
Per calcolare la cifra adatta di bottiglie ci viene in soccorso un'antica formula inventata da Guglielmo da Ratisbona seguace di Melantone nel 1500. Prendente il numero degli invitati totali, anche quelli che affermano di non bere, e dividetelo per 2,15. Il numero ottenuto è quello relativo alla quantità di bottiglie sufficienti a “dissetare” ogni ospite. 
I vini scelti possono essere serviti in ogni momento del banchetto, dall'aperitivo al dolce: esiste infatti una tipologia di vino che si accoppia ad ogni tipo di pietanza che verrà servita.

Come risparmiare sui costi del vino 
Si sa il giorno del matrimonio è un vero e proprio salasso per gli sposi e le proprie famiglie e dunque è necessario poter risparmiare quando è possibile. 
Una prima idea potrebbe essere quella di selezionare cantine che siano produzioni tipiche del luogo dove avverrà il banchetto: in questo modo si possono abbattere soprattutto i costi di trasporto o spedizione. 
Una seconda opzione per il risparmio sta nella bevanda scelta per il brindisi finale. Il top sarebbe servire Champagne, eccellenza in questo campo, ma si può anche optare per uno spumante classico, o anche il Prosecco Confondo che è un'ottima alternativa con un prezzo davvero basso.

Vendere vino a Dubai: cose da sapere

 

Per vendere vino a Dubai è necessario, in primo luogo, pensare alle traduzioni in inglese e nella lingua locale: traduzioni necessarie non solo per le etichette, ma anche per tutti i contratti, gli allegati e i documenti necessari. Per avere la garanzia di risultati ottimali, il suggerimento è quello di contattare un’agenzia di traduzione professionale. Una volta risolta la questione, ci si può dedicare alla vendita vera e propria, individuando la soluzione più adatta per il proprio business. Un’idea potrebbe essere quella di puntare su un e-commerce, un negozio virtuale che permetta di esportare in ogni angolo del mondo e, di conseguenza, anche negli Emirati Arabi Uniti (è qui che si trova Dubai). Certo, bisogna valutare con la massima attenzione la situazione, poiché un’azienda vitivinicola potrebbe incontrare più di una difficoltà in questo ambito: non solo per i costi di manutenzione e gestione del sito web, ma anche per la necessità di farsi conoscere in Rete.

Per un’azienda di piccole dimensioni, insomma, non è detto che l’e-commerce sia l’idea più adatta per vendere vino a Dubai. Una valida alternativa, in ogni caso, c’è, ed è quella del dropshipping, che prevede di introdurre, tra il produttore e i clienti finali, una figura terza: una specie di intermediario, sempre nell’ambito di una vendita online, che prescinde dall’esistenza di un magazzino. Con il dropshipping, l’intermediario ha il compito di promuovere, di presentare, di far conoscere e di pubblicizzare le bottiglie, adottando una serie di tecniche e di strategie di marketing digitale di grande impatto.

Il dropshipping per la vendita di vino a Dubai si dimostra conveniente per tutte le parti in causa, a iniziare dai produttori e dai fornitori, che grazie a questo strumento hanno la possibilità di estendere la propria rete di vendita e al tempo stesso di migliorare la visibilità del marchio non dovendo impegnare risorse per la comunicazione e la sua gestione. Gli accordi contrattuali che vengono sottoscritti con chi gestisce gli e-commerce, per di più, sono garanzia di affidabilità e sicurezza dal punto di vista dei pagamenti. Gli stessi intermediari, ovviamente, beneficiano di questa soluzione, perché possono dare il la a un’attività non dovendo occuparsi della fase di produzione, di quella della logistica, di quella dell’imballaggio e di quella della spedizione. Gli intermediari ricevono una percentuale su ogni vendita, e tra l’altro non rischiano di avere a che fare con giacenze di invenduto.

Infine, questo meccanismo avvantaggia anche i clienti di Dubai, che possono scoprire vini nuovi e scegliere il metodo di pagamento che prediligono, con Paypal o carta di credito.